Perché un monumento sarebbe anche educativo

«Chiaramente – dichiara Silvia Cutrera, impegnata tra l’altro nella realizzazione del progetto internazionale “HABM: The Holocaust of All. Battle of Memory” – la conoscenza dell’orrore nazifascista può essere realmente trasmessa solo attraverso un ampio percorso pedagogico e didattico, e tuttavia uno spazio e un riferimento evocativo di tutte le vittime, persone con disabilità comprese, avrebbe anche una preziosa funzione educativa»

Fonte: superando.it – «Nel 2013 – ricorda Silvia Cutrera, presidente dell’AVI di Roma (Agenzia per la Vita Indipendente), componente della Segreteria di DPI Italia (Disabled Peoples’ International) e impegnata nell’attuazione del progetto internazionale HABM: The Holocaust of All. Battle of Memory – una Delibera approvata dal Comune di Roma, su iniziativa della consigliera Gemma Azuni, aveva dato la speranza di poter vedere la realizzazione di un monumento che ricordasse le vittime del nazifascimo “orfane di memoria”, vale a dire le persone omosessuali, transessuali, quelle con disabilità, i rom e i sinti, anche se in realtà esiste già una lapide che ricorda questi ultimi, in Via degli Zingari 54, dove ogni anno, il 27 gennaio, Giorno della Memoria, una fiaccolata ricorda gli stermini dimenticati».

Come interpretare, dunque, questa perdurante assenza? «L’assenza di una targa commemorativa per l’Homocaust e l’Aktion T4 [le parole con cui vengono rispettivamente denominati la persecuzione e lo sterminio delle persone omosessuali e di quelle con disabilità, durante il nazismo, N.d.R.] – ci risponde Cutrera – pone l’interrogativo su quale sia la memoria collettiva della nostra città in merito a questi stermini, quanto è stato condiviso e quali siano le sensibilità istituzionali interessate a rappresentare, senza discriminazioni, la Storia, quella con la S maiuscola».
Ma non pensa, chiediamo, che la conoscenza dell’orrore nazifascista, più che di luoghi di memoria e simboli, abbia bisogno soprattutto di un percorso pedagogico e didattico? «Certamente – concorda la Presidente dell’AVI – e infatti le nostre attività associative sono costantemente rivolte ai giovani, che incontriamo nelle scuole dove attivamente proponiamo seminari, laboratori e incontri. Già nel 2009, ad esempio, insieme alle Associazioni Opera Nomadi e Mario Mieli (Circolo di Cultura Omosessuale), coordinati all’interno della Casa della Memoria dal Delegato alla Memoria Claudio Procaccia e con l’ulteriore assistenza storico-scientifica del professor Giorgio Giannini, abbiamo presentato agli uffici del Dipartimento Politiche Educative del Comune di Roma, anche di concerto con la Comunità Ebraica e l’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), un progetto di intervento nelle scuole romane, preceduto per altro dalla pubblicazione di un filmato (con il Consiglio Provinciale di Roma) e di un libro (Casa Editrice CISU) specifici. Nell’ottobre dello scorso anno, tale Progetto è stato ripreso in considerazione dall’assessora comunaleAlessandra Cattoi».
«E tuttavia – prosegue Cutrera – offrire a tutta la cittadinanza romana uno spazio e un riferimento evocativo di tutte le vittime del nazifascismo avrebbe anche il merito di restituire la funzione educativa all’Amministrazione Capitolina».

E negli altri Paesi cosa si è fatto? «In altri Paesi – è la risposta – sono già sorti dei monumenti; recentemente, ad esempio, è stato inaugurato a Tel Aviv, in Israele, il Memoriale in onore delle vittime omosessuali, come già era accaduto in altre città in Europa, quali Berlino e Amsterdam. Collocato al centro della città, è un triangolo bianco in cemento, che reca all’interno un piccolo triangolo rosa, il colore usato dai nazisti nei lager, per gli omosessuali, in ricordo di circa 15.000 vittime. Verrà invece inaugurato nell’autunno prossimo a Berlino, nella piazza antistante la Filarmonica, un nuovo Memoriale dedicato allepersone con disabilità uccise dai nazisti durante la cosiddetta Operazione Aktion T4. Esso sorgerà laddove un tempo era ubicata la Cancelleria del Terzo Reich, in Tiergartenstrasse 4, dove fu pianificata l’operazione di sterminio delle vittime con disabilità. Circa 250.000 di queste – è sempre bene ricordarlo – furono assassinate, di cui, tra il 1940 e il 1941, circa 73.000 eliminate segretamente nei sei centri di uccisione appositamente adattati con camere a gas. I responsabili di ciò, che si erano appunto specializzati ad uccidere con il gas, furono ricollocati nell’Operazione Reinhard, l’inizio del genocidio delle persone ebree».

Qual è dunque il suo auspicio, chiediamo in conclusione a Cutrera? «Semplicemente che questo 2014, anno in cui ricorre il 70° anniversario delle Fosse Ardeatine e della Liberazione di Roma, porti all’occasione giusta per ricordare tutte le vittime del nazifascismo, oltreché per integrare finalmente la Legge 211/00 [Legge istitutiva del Giorno della Memoria, che non indica la necessità di ricordare che tra le persone sterminate ci fossero quelle con disabilità, né i rom, né i sinti, né le persone omosessuali, N.d.R.],  come tra l’altro ventitré Senatori chiesero invano già nel 2006 all’allora Governo Prodi – su nostra diretta sollecitazione – tramite una Proposta di Legge integrativa. E auspichiamo anche che non venga più “dimenticata”, ancora una volta,  la nostra presenza paritaria e permanente aiViaggi della Memoria organizzati dal Comune di Roma, che portano gruppi di studenti in visita ai luoghi della Shoah». (S.B.)

vecchia foto di pullman con vetri oscurati

I pullman con i finestrini oscurati della “Società di Pubblica Utilità per il trasporto degli ammalati” in attesa di caricare i pazienti e le persone con disabilità da uccidere, nell’ambito dell’”Aktion T4″ (per gentile concessione di Olokaustos)

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